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Sono molteplici gli aspetti che, tramite lo studio Amway sull'autoimprenditorialità, possono essere approfonditi per meglio comprendere lo stato e le possibili evoluzioni future in tema di lavoro autonomo e libera iniziativa imprenditoriale nel nostro Paese. Uno dei temi che è stato spesso affrontato, per esempio, è quello della paura del fallimento, ovvero l'analisi di quanto i rischi, di natura fiscale, burocratica e sociale, connessi all'avvio di un business in proprio possano rappresentare un freno per gli italiani nel loro desiderio di intraprendere.

Questo argomento è stato approfondito in Italia diverse volte e, in particolare, nel raffronto con i dati statunitensi. Fra le iniziative organizzate nel corso del 2015, per esempio, le problematiche legate al fallimento imprenditoriale sono state discusse nel corso di un incontro presso la John Cabot University a Roma, tavola rotonda durante la quale è stato presentato un approfondito documento di focus sui dati italiani e, in particolare, proprio su queste tematiche.

Il paragone fra Italia e Stati Uniti circa i rispettivi dati sulla potenzialità imprenditoriale, in particolare in relazione al tema dei giovani, venne tuttavia affrontato anche in occasione dell'edizione 2013 di AGER e, in particolare, nel corso di un importante incontro organizzato nel 2014 presso l'Ambasciata degli Stati Uniti d'America a Roma. Anche in tale occasione venne redatto uno speciale documento di approfondimento sui dati italiani.

Entrambi i report sopra menzionati possono essere scaricati dai seguenti link.

Fra i diversi temi affrontati in passato da Amway sul tema dell'autoimprenditorialità vi è ad esempio anche l'importantissimo argomento della formazione imprenditoriale. In occasione della V edizione del rapporto Amway, questo aspetto è stato ampiamente analizzato, evidenziando come, per la maggior parte degli italiani, imprenditori non si nasca, ma si diventi: il 64% degli intervistati afferma infatti l'imprenditorialità si può insegnare (media globale: 63%); della stessa opinione sono anche gli under 35 con il 70% di risposte affermative (media globale: 70%).

Da evidenziare inoltre quale sia la percezione dei fattori che si ritiene permettano di fare impresa con successo in Italia. Per il campione italiano è l’esperienza “sul campo” il fattore determinante: il 33% degli italiani, infatti, afferma che uno degli elementi di maggiore rilevanza per il percorso formativo sia svolgere delle esperienze concrete di lavoro autonomo o di natura imprenditoriale. Secondo il 35% degli italiani, inoltre, sono le camere di commercio e le organizzazioni no profit, attraverso specifici programmi di formazione e di mentoring, il contesto ottimale dove andrebbe insegnata l’imprenditorialità, dato confermato anche dagli under 35 italiani (35%).

Su questo e altri aspetti, il commento di Enrico Santarelli, Professore Ordinario di Scienze Economiche dell’Università di Bologna e, da diversi anni, membro del comitato scientifico AGER.

 

Fra i temi focus della ricerca di quest'anno invece, per la prima volta viene indagata la percezione degli intervistati sui possibili sviluppi futuri del lavoro autonomo. Secondo il 37% degli intervistati, in Italia, la tendenza nei prossimi 5 anni sarà quella di avere più lavoratori autonomi rispetto ad oggi, percentuale che sale drasticamente se si considerano i giovani (39%) e soprattutto i laureati (51%). Il rapporto di quest'anno, inoltre, ha voluto spingersi verso un ulteriore approfondimento di tale percezione, cercando di registrare la propensione degli italiani se dovessero trovarsi nei panni di chi, in quanto imprenditore di se stesso, si trovi nella situazione di dover cercare e acquisire costantemente clienti come propria principale fonte di reddito in luogo della sicurezza del classico "posto fisso".

Sorprende come in Italia ben il 62% degli intervistati sostenga che si sentirebbe a proprio agio nella ricerca e acquisizione di clienti. La familiarità con la necessità di trovare autonomamente una clientela per la propria attività sale vertiginosamente in particolare tra gli under 35 (74%) e i laureati (79%). Confrontato con il 56% degli intervistati di tutto il mondo e il 51% di quelli dell'UE, questo risultato suggerisce come l'Italia abbia un grande potenziale di sviluppo nei confronti di quelle iniziative imprenditoriali che fanno dell'offerta on-demand e della flessibilità di business le proprie principali caratteristiche.

 

Negli ultimi due decenni il sistema produttivo italiano è stato caratterizzato da profonde trasformazioni. La composizione della forza lavoro ha vissuto una radicale mutazione, vedendo crescere in maniera sempre più significativa il peso dei lavoratori che svolgono la loro attività in forma autonoma. Anche per questo, il tema della professionalità indipendente, così come quello del lavoro flessibile, sta entrando sempre più al centro dell’agenda politica in Italia. Questi e altri argomenti saranno oggetto di dibattito nel corso di tutto il 2017, quando il rapporto Amway 2016 sarà presentato in diverse sedi istituzionali per promuovere lo sviluppo di un sistema-Paese sempre più propenso a promuovere e sostenere lo spirito imprenditoriale degli italiani.

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